RACCOMANDAZIONI PER LA GESTIONE DEI PAZIENTI ONCOLOGICI, EMATO-ONCOLOGICI IN CORSO DI EMERGENZA DA COVID-19

La terza domenica di maggio si celebra la giornata del Malato Oncologico. Un momento dedicato al malato, agli ex malati, ai sopravvissuti al cancro e a tutti coloro che hanno vissuto da vicino la malattia condividendone ansie, preoccupazioni, speranze.

L'emergenza sanitaria e sociale da COVID-19 impone la necessità in questo momento, di rivolgere particolare attenzione alle persone più fragili, tra cui quelle affette da patologie oncologiche, oncoematologiche maggiormente esposte al rischio di contagio, più vulnerabili in caso di infezione da SARS-CoV-2 e, in caso di infezione, a rischio di rinvio di trattamenti e/o accertamenti che sarebbero comunque necessari.

Nella necessità di garantire la continuità dell'offerta assistenziale in ambito oncologico ed emato-oncologico, tenendo conto dell'esigenza di contenimento della trasmissione dell'infezione da SARS-CoV-2 tra pazienti, familiari, accompagnatori e personale sanitario, la Regione Lazio, in collaborazione con professionisti, Cittadinanza Attiva e FAVO, ha predisposto un documento con raccomandazioni mirate a rendere uniformi i percorsi per tutti i pazienti che devono essere accompagnati e seguiti anche e soprattutto in questa fase emergenziale. Se ne anticipano alcuni contenuti, in fase di avvio del loro percorso di condivisione con le Associazioni (DGR 736/2019).

  1. Organizzare un apposito percorso di valutazione per i pazienti con sospetta infezione da SARS-CoV-2 che garantisca una presa in carico globale e immediata fino ad avvenuta diagnosi;
  2. programmare accuratamente gli appuntamenti per minimizzare il tempo d'attesa; limitare l'accesso alla struttura solo ai pazienti e, se non autonomi, ad un solo accompagnatore, anch'esso sottoposto a triage telefonico; Identificare e istituire percorsi e spazi (es. transiti, sale di attesa) dedicati ai pazienti ancora in trattamento, mantenendo il distanziamento fisico;
  3. ridurre al minimo possibile il tempo di permanenza nelle strutture di cura, garantendo, nei tempi più brevi possibili, i trattamenti oncologici medici (chemioterapici, immunoterapici e con agenti a bersaglio molecolare) o radioterapici, anche attraverso la delocalizzazione del trattamento presso locali predisposti ad hoc (articolazioni territoriali delle ASL/distretti sanitari);
  4. prevedere, ove possibile, per quelle terapie farmacologiche normalmente distribuite in modalità diretta (PHT), la consegna al domicilio del paziente, previo consulto telefonico con il medico referente;
  5. assicurare, quando possibile, l'assistenza secondo i principi di appropriatezza e di intensità di cura;
  6. limitare il numero di accessi per il trattamento radioterapico, utilizzando frazionamenti con minor numero di sedute, sempre nel rispetto delle linee guida e dei PDTA oncologici regionali;
  7. organizzare visite in telemedicina o teleassistenza per evitare il più possibile, salvo necessità cliniche e/o terapeutiche, gli accessi nei pronti soccorsi degli ospedali;
  8. offrire ai pazienti un counselling telefonico o tramite video-chiamata dedicato, particolarmente per gli appuntamenti di follow-up e per consulenze di pre-trattamento;
  9. posticipare laddove possibile i controlli di follow-up ai pazienti che hanno completato il percorso terapeutico;
  10. attivare un supporto psicologico telefonico che accompagni il paziente nel percorso di cura, specie in questo periodo di distanziamento fisico.
 

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