PER SAPERNE DI PIU'

La demenza è una sindrome che comprende un complesso di condizioni,con alcune caratteristiche comuni. Si contraddistingue per il deterioramento della memoria e di almeno un'altra funzione cognitiva.
Il deterioramento interferisce con le attività sociali, lavorative e di relazione della persona affetta e provoca un declino delle sue capacità.

Studi condotti sulla popolazione europea stimano una prevalenza, tra le persone ultrasessantacinquenni, del 6.4% per la demenza e del 4.4% per la Malattia di Alzheimer.

La demenza è una malattia costosa, in termini economici ed umani, attualmente gestita quasi totalmente dalle famiglie dei soggetti. La complessità della malattia è correlata alla presenza di un danno che compromette il livello cognitivo e comportamentale e che porta, inevitabilmente, ad un deficit funzionale, con una conseguente perdita dell'autonomia del soggetto.

Le demenze, in termini di costi della spesa sanitaria, sono al terzo posto, dopo le neoplasie e le malattie cardiovascolari. Per la popolazione anziana rappresentano la più importante causa di disabilità e di istituzionalizzazione.

Una diagnosi corretta è di fondamentale importanza al fine di instaurare adeguate strategie terapeutiche (farmacologiche e psicosociali) che possano rallentare il decorso naturale della malattia, intervenendo sulle cause delle demenze reversibili, potenziando le capacità cognitive residue, contrastando importanti compromissioni dell`autosufficienza ed attivando, a livello del contesto familiare e ambientale, le misure necessarie per fronteggiare i problemi legati al progressivo peggioramento del quadro demenziale.

  

 LE DEMENZE

La demenza è una malattia età dipendente e risente quindi della complessità che presiede al processo fisiologico dell'invecchiamento. L'età rappresenta il maggior fattore di rischio conosciuto.
Esistono diverse forme di demenza, che si distinguono in base alla progressione della malattia.
Le demenze possono essere di tipo reversibile e irreversibile:

  • le forme reversibili rappresentano una piccola percentuale; i deficit, in questo caso, sono secondari a malattie o disturbi a carico di altri organi o apparati. Il quadro di deterioramento cognitivo regredisce trattando in modo adeguato e tempestivo queste cause e la persona può tornare al suo livello di funzionalità precedente.
  • le demenze di tipo irreversibile sono le più diffuse. Queste si distinguono in forme primarie e secondarie. Le forme primarie sono di tipo degenerativo e includono la malattia di Alzheimer, la demenza Fronto-Temporale e la demenza a Corpi di Lewy. Fra le forme secondarie la più frequente è la demenza vascolare. Le demenze irreversibili, sia nella fase iniziale sia parzialmente in quella intermedia, sono ben caratterizzate e distinguibili tra loro a livello sintomatologico. Nella fase avanzata le differenze si assottigliano fino a scomparire del tutto.

La maggior parte delle demenze ha carattere progressivo e irreversibile, attualmente curabile ma non guaribile.
Con gli strumenti clinico-diagnostici attualmente disponibili la diagnosi di demenza è di probabilità o di possibilità, mentre la diagnosi di certezza è possibile solo con l'esame istopatologico postmortem. Tuttavia, seguendo l'iter diagnostico indicato dai criteri NINCDS-ADRDA, l'accuratezza diagnostica risulta pari a circa il 90%.

 

 LA MALATTIA DI ALZHEIMER

La malattia di Alzheimer è la forma più frequente tra le demenze. E' infatti una demenza degenerativa primaria corticale che in Europa rappresenta il 54% delle demenze e la prevalenza nella popolazione ultrasessantacinquenne è pari al 4,4%.
Le cause che portano allo sviluppo della demenza di Alzheimer non sono ancora completamente chiarite ed i meccanismi coinvolti sono molteplici.

L'alterazione dell'attività fisiologica del sistema nervoso si manifesta con un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive. Queste funzioni sono deputate alla comprensione e codifica degli stimoli ambientali e permettono all'individuo di elaborare, programmare e realizzare risposte adeguate, nonché di mantenere una vita di relazione.
Le principali funzioni sono: memoria, attenzione, linguaggio, prassie (capacità di eseguire sequenze di compiti/azioni più o meno complesse), gnosia (funzione che permette di comprendere gli stimoli sensoriali provenienti dall'ambiente: riconoscere le qualità di un oggetto ed essere in grado di catalogarlo è una delle sue proprietà).
Il nostro funzionamento è determinato dall'equilibrio di tutte queste componenti.

Il decorso della malattia è di natura progressiva e il deterioramento procede in modo gerarchico dal complesso al semplice, dalle acquisizioni recenti a quelle più remote.

Nella fase iniziale sono interessate le attività complesse di tipo esplicito e pianificato (gestire un'attività lavorativa, un conto in banca, organizzare la vita familiare, fare la spesa, cucinare, rassettare, ecc.), successivamente risultano compromesse le attività più semplici (igiene personale, alimentazione, ecc.).
Nella fase iniziale la malattia si manifesta con un deterioramento della memoria e di almeno un'altra funzione cognitiva. Il deficit di memoria, dunque, rappresenta una condizione necessaria a porre la diagnosi di malattia di Alzheimer. Il deterioramento delle altre funzioni cognitive avviene in tempi e modi diversi, secondo la localizzazione e il grado di atrofizzazione delle diverse zone del cervello.

Il contesto sociale e la personalità del soggetto influenzano la manifestazione dei deficit: gli eventi di vita stressanti come i traumi, la capacità di gestirli, la qualità e la capacità di gestire i rapporti personali e sociali, sono tutti elementi centrali nello sviluppo della malattia.
L'insieme di tutte queste variabili influenza i sentimenti e determina i comportamenti delle persone affette da demenza.
La presenza dei deficit cognitivi conduce la persona affetta a errori di comprensione di ciò che accade, di comunicazione e di controllo sull'ambiente e sugli stimoli esterni ed interni.

Nelle fasi iniziali di malattia si presentano difficoltà di memoria e di attenzione, cui si accompagnano, spesso, la riduzione delle attività e un graduale isolamento sociale, per evitare le difficoltà legate ai deficit cognitivi.
Nelle fasi successive si manifestano più facilmente disturbi comportamentali, che vanno da una generale irrequietezza ad una franca aggressività, con presenza di deliri e/o misidentificazioni, legate a deficit di natura gnosica, che possono talvolta condurre al mancato riconoscimento dei familiari.
 

PRINCIPALI FATTORI ASSOCIATI ALL'INSORGENZA DELLA MALATTIA


Diversi studi individuano sette fattori di rischio potenzialmente modificabili associati all'insorgenza della demenza di Alzheimer: il diabete, l'ipertensione in età adulta, l'obesità in età adulta, il fumo, la depressione, la bassa scolarizzazione e l'inattività fisica.
Si stima che circa un terzo dei casi di demenza di Alzheimer siano potenzialmente attribuibili all'insieme di questi fattori. Studi recenti, condotti su alcune popolazioni europee e americane, sembrano infatti documentare una riduzione della prevalenza della demenza probabilmente imputabile al miglioramento degli stili di vita.       

I fattori di rischio non sono del tutto uguali per le differenti forme di demenza, tuttavia, considerando le forme più comuni, si possono raggruppare come segue:

  • età avanzata. La demenza di Alzheimer è una forma morbosa che tende ad aumentare di frequenza con il progredire dell'età pur non essendo una patologia esclusivamente senile. Il 10% dei soggetti affetti manifesta i sintomi prima dei 65 anni e le forme ad esordio precoce presentano differenti sfumature cliniche rispetto alle forme ad esordio tardivo.
  • fattori di rischio cardiovascolare. I fattori di rischio per ictus cerebrale (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, fumo, concomitante patologia cardiaca e diabete) sono coinvolti nell'insorgenza delle demenze vascolari e pertanto i soggetti a rischio dovrebbero essere tenuti sotto controllo attraverso programmi di screening e prevenzione. Numerosi studi sottolineano che gli stessi fattori di rischio vascolare possono condurre al danno patologico delle placche senili, tipico della demenza tipo malattia di Alzheimer (De La Torre; Iadecola).
  • familiarità ed ereditarietà. La genetica della malattia di Alzheimer è molto complessa, in quanto la malattia non segue un modello mendeliano di ereditarietà: fattori genetici ed ambientali sono implicati nella patogenesi della malattia. Le forme ereditarie autosomiche dominanti sono molto rare ed interessano in particolare i quadri ad esordio precoce. Attualmente nessun biomarcatore è stato validato per l'uso nella pratica clinica corrente.