Influenza: un rischio per i cittadini e un problema di sanità pubblica

L'influenza è un rilevante problema di sanità pubblica, poiché mette a rischio lo stato di salute soprattutto di anziani e persone che soffrono di patologie croniche, e anche per le ripercussioni negative dal punto di vista economico e organizzativo, a causa di un notevole aumento della richiesta di assistenza sanitaria (incremento dei casi di ospedalizzazione, aumento nel consumo dei farmaci ecc.).

 

Aumentare significativamente la copertura della vaccinazione

Uno degli obiettivi che ci siamo prefissi, quest'anno, è aumentare in maniera significativa il numero di cittadini che partecipano alla campagna di vaccinazione antinfluenzale. 
Si tratta di un obiettivo molto importante, soprattutto se riguarderà le fasce più vulnerabili della popolazione, a partire dagli anziani.
Aderire alla campagna di vaccinazione contro l'influenza, in questo periodo dell'anno, può significare ridurre fortemente i rischi di complicazioni e di malattia grave.

 

Tre punti di forza della campagna antinfluenzale del Lazio

  • L'adesione dei medici di medicina generale. Una caratteristica positiva del Lazio è l'altissima adesione al programma di prevenzione da parte dei medici di medicina generale (aderisce alla campagna stabilmente oltre il 95% dei medici). Inoltre, 101 medici sentinella uniformemente distribuiti su tutto il territorio regionale, garantiscono la segnalazione dei casi di influenza registrati tra i propri assistiti, consentendo di stimare l'intensità della circolazione epidemica e contribuendo all'individuazione dei ceppi virali circolanti.
  • L'informatizzazione dei processi. Tutte le fasi di raccolta e di trasmissione dei dati vaccinali sono informatizzate.
  • L'utilizzo della Centrale Unica per gli Acquisti. Fin dal 2002, l'approvvigionamento dei vaccini viene realizzato attraverso una gara unica gestita dalla Centrale Acquisti, con un notevole risparmio per le finanze regionali.

Si tratta di tre punti di forza che possono essere presi a modello più generale per il sistema della salute che stiamo costruendo nel Lazio:

  • presenza sul territorio e prossimità con i cittadini
  • innovazione e utilizzo della tecnologia
  • gestione intelligente delle risorse pubbliche

Di recente si sta diffondendo un atteggiamento di diffidenza verso le vaccinazioni a causa di informazioni non corrette che vengono veicolate principalmente su internet.
Questo anche perché si va perdendo la cognizione dell'importanza di un intervento di prevenzione, come è il vaccino, che rappresenta invece uno degli strumenti più efficace e sicuro a disposizione per la prevenzione delle malattie infettive. La vaccinazione porta benefici non solo per effetto diretto sui soggetti vaccinati, ma anche in modo indiretto, inducendo protezione nei soggetti non vaccinati (herd immunity).

 

Chi si deve vaccinare

  • anziani dai 65 anni in poi (che nel Lazio sono circa il 21% della popolazione totale)
  • persone oltre i sei mesi di età (bambini e adulti) affetti da determinate patologie (tra cui patologie cardiache e respiratorie, insufficienza renale, diabete, tumori, immunosoppressione causata da Hiv)
  • bambini e adolescenti a rischio di sindrome di Reye
  • donne che si trovano al secondo e terzo trimestre di gravidanza
  • familiari e contatti di persone ad alto rischio
  • medici e personale sanitario, personale che lavora a contatto con animali, Forze dell'Ordine, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, e gli altri addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo

La campagna di vaccinazione antinfluenzale 2015-16 ha registrato un miglioramento dei risultati raggiunti rispetto alla stagione precedente, a partire dal volume complessivo di prestazioni e dal numero complessivo di soggetti vaccinati sono passati da 829.125 a 848.648 (+19.523, +2,4%). Il tasso di copertura raggiunto sulla popolazione anziana è stimato al 50,3%, contro il 49,5% della stagione precedente.

 

Per sapere di più

L'influenza è una malattia provocata da un virus, si trasmette per via respiratoria e si ripete, sotto forma di epidemia, ogni anno, nella stagione autunnale e invernale.
Rispetto ad altre infezioni respiratorie virali, come il comune raffreddore, l'infezione influenzale può provocare una malattia seria e indurre complicazioni soprattutto in persone particolarmente vulnerabili, come gli anziani, o persone di qualunque età affette da patologie croniche.
La vaccinazione è al momento attuale lo strumento di prevenzione della malattia influenzale più semplice ed efficace e ogni anno viene confezionato un nuovo vaccino, in grado di difendere l'organismo da un virus che, di anno in anno, può modificare le proprie caratteristiche.
Il vaccino antinfluenzale è tanto più efficace quanto maggiore è la corrispondenza tra i ceppi virali che lo compongono e i ceppi virali circolanti.
Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l'andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino alla fine di dicembre. La vaccinazione viene generalmente somministrata nel periodo che precede l'epidemia influenzale, e in un'unica dose (con l'eccezione dei bambini di età < 9 anni a rischio mai vaccinati prima). L'efficacia del vaccino, valutata da numerose ricerche su diversi gruppi di persone, è stata ripetutamente dimostrata. In alcuni casi può non evitare del tutto la malattia, ma è generalmente in grado di prevenirne le complicanze riducendo sensibilmente la gravità del quadro clinico.
Sono attualmente in commercio, e disponibili per la campagna di vaccinazione antinfluenzale 2016-17 promossa dalla Regione Lazio, i seguenti tipi di vaccino (tutti trivalenti ove non altrimenti indicato; il vaccino quadrivalente, diversamente dal trivalente, è indicato per la prevenzione dell'influenza causata da entrambi i ceppi del virus di tipo B):

  • Vaccino contenente solo gli elementi superficiali del virus (a subunità)
  • Vaccino costituito da virus "frammentati" (split virus), trivalente e quadrivalente
  • Vaccino a subunità potenziato adiuvato con MF59, specifico per i soggetti di età ¿65 anni
  • Vaccino split intradermico, indicato nella profilassi dell'influenza dei soggetti di età ¿ 60 anni.

Il vaccino viene iniettato sotto controllo medico, per via intramuscolare o intradermica, nella sede del braccio o della coscia.
I primi due tipi di vaccino sono abitualmente utilizzati per coloro per i quali esiste una specifica indicazione alla vaccinazione e anche per qualsiasi cittadino che intenda proteggersi dalla malattia.
L'uso della terza tipologia è invece raccomandato limitatamente ai soggetti in cui il rischio di complicanze è particolarmente elevato per condizioni di salute che possono compromettere l'efficacia della risposta immunitaria.
La quarta tipologia sfrutta i particolari meccanismi immunitari che si attivano nel derma (pelle) e potenziano la risposta immunitaria anche nei soggetti poco rispondenti alla somministrazione intramuscolare.
La vaccinazione non provoca generalmente alcun disturbo. In alcuni casi possono verificarsi alcuni inconvenienti, generalmente di lieve entità, come:

  • reazioni locali, come arrossamento e gonfiore nella sede di iniezione
  • reazioni generali, come febbre, malessere, dolori muscolari che scompaiono in 1-2 giorni (più frequenti nelle persone mai vaccinate in precedenza)

In casi molto rari si possono verificare:

  • reazioni allergiche rappresentate da orticaria e asma e, nei casi più gravi, da reazione anafilattica; queste ultime possono comparire in soggetti allergici alle proteine dell'uovo in quanto i vaccini sono prodotti coltivando il virus in uova embrionate di pollo;
  • diminuzione transitoria delle piastrine, nevralgie e disturbi neurologici.

 

Le uniche controindicazioni vere alla vaccinazione sono rappresentate da:

  • età inferiore ai 6 mesi;
  • pregresse reazioni di tipo anafilattico alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino;
  • severe reazioni a vaccino antinfluenzale nel passato;
  • sindrome di Guillain Barrè manifestatasi entro 6 settimane dalla somministrazione di vaccino antinfluenzale.

La vaccinazione antinfluenzale deve essere rimandata in caso di malattia febbrile in atto.
Nel caso di comparsa di effetti secondari è opportuno consultare il medico di famiglia o il medico del Servizio che ha effettuato la vaccinazione.

Nota bene: il vaccino antinfluenzale offre una protezione specifica esclusivamente nei confronti del virus dell'influenza, per cui durante il periodo invernale possono insorgere malattie respiratorie acute, provocate da altri virus o da batteri, anche in soggetti vaccinati contro l'influenza.