CAMPAGNA VACCINAZIONE ETÀ 12-16 ANNI: DOMANDE E RISPOSTE SULLA VACCINAZIONE COVID-19 IN ETÀ PEDIATRICA (A CURA DELL'OSPEDALE PEDIATRICO BAMBINO GESÙ)


Sì. Gli studi dimostrano che i vaccini COVID-19 sono sicuri ed efficaci. Come gli adulti, dopo la vaccinazione contro il COVID-19 i ragazzi possono avere alcuni effetti collaterali locali (dolore, gonfiore) o generali (febbre, malessere), che hanno breve durata (uno-due giorni). I ragazzi di età pari o superiore a 12 anni possono ora essere vaccinati contro COVID-19. La sicurezza di vaccini COVID-19 è stata attentamente monitorata inclusi studi nella fascia di età dai 12 anni in su. Suo figlio non può ammalarsi di COVID-19 vaccinandosi.

La vaccinazione COVID-19 può aiutare a proteggere suo figlio dal contrarre la malattia COVID-19. Sebbene un minor numero di bambini e ragazzi si sia ammalato di COVID-19 rispetto agli adulti, i bambini possono essere infettati dal virus SARS-CoV-2, possono ammalarsi e possono diffondere il virus ad altri. In alcuni rari casi inoltre, l'infezione può determinare lo sviluppo di una forma di malattia infiammatoria che può risultare particolarmente aggressiva (MIS-C). Far vaccinare suo figlio aiuta a proteggere suo figlio e la sua famiglia. La vaccinazione è ora raccomandata per tutti i soggetti a partire dai 12 anni. Attualmente, il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 è l'unico disponibile per la fascia di età 12-17 anni.

Dopo aver effettuato il vaccino si possono avere alcuni effetti collaterali, che sono normali segni che il corpo sta costruendo una protezione contro la malattia. Gli effetti collaterali comuni sono dolore, arrossamento e gonfiore al braccio in cui si è fatta l'iniezione, nonché stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, brividi, febbre e nausea. Questi effetti collaterali potrebbero influire sulla capacità di svolgere le attività quotidiane, ma scompaiono in poche ore o giorni.
Le Agenzie regolatorie e la comunità scientifica continuano la sorveglianza per il rapido riconoscimento e la gestione di eventuali eventi avversi correlati al vaccino.

Sono in corso studi per valutare la durata della protezione e la necessità di un richiamo per coloro che sono vaccinati. Quello che sappiamo è che COVID-19 ha causato malattie molto gravi e decessi in molte persone. Se si contrae la malattia COVID-19, il rischio di trasmetterla a persone care che potrebbero ammalarsi gravemente è molto alto.
Effettuare la vaccinazione è la scelta più sicura per sé stessi e per i propri cari.

Sì. Il vaccino COVID-19 va somministrato da solo, con un intervallo minimo di 14 giorni prima o dopo la somministrazione di qualsiasi altro vaccino.
Tuttavia, è possibile somministrare vaccini COVID-19 e altri vaccini entro un periodo più breve in situazioni in cui si ritiene che i benefici della vaccinazione superino i potenziali rischi non noti della co-somministrazione del vaccino (come la vaccinazione contenente tossoide tetanico come parte della gestione delle ferite, morbillo o vaccinazione contro il meningococco post esposizione) o per evitare di ritardare la vaccinazione COVID-19. Se i vaccini COVID-19 vengono somministrati entro 14 giorni da un altro vaccino, le dosi dei due vaccini non vanno ripetute.

Sono in corso studi per valutare l'efficacia dei vaccini mRNA contro le varianti emergenti di SARS-CoV-2, che ad oggi documentano la protezione verso alcune varianti. Al momento non è comunque possibile una generalizzazione ampia sulla protezione del vaccino contro le varianti. Da un punto di vista pratico, la scoperta di queste varianti non cambia le raccomandazioni di base per la vaccinazione. In particolare, non è consigliabile che le persone attendano un vaccino nuovo o modificato nella speranza che sia più efficace contro le varianti emergenti di SARS-CoV-2.

Studi recenti hanno evidenziato che il vaccino è in grado di ridurre la probabilità di trasmettere l'infezione ad altri. In un ampio studio osservazionale condotto in Israele, coloro che erano stati vaccinati avevano una riduzione del 90% del rischio di infezione asintomatica rispetto a quelli non vaccinati. Inoltre, tra coloro che contraggono l'infezione dopo la vaccinazione, sembra che le cariche virali siano inferiori rispetto alle persone infette che non sono state vaccinate. Una carica virale inferiore molto probabilmente porta a un rischio ridotto di trasmissione. Questi dati incoraggianti confermano quanto già noto per gli altri vaccini come ad esempio quello contro il morbillo, che è efficace anche per prevenire la trasmissione dell'infezione.

Da notare, anche se i vaccini riducono il rischio di trasmissione, non possiamo dire che lo eliminano: l'effetto protettivo non sarà mai del 100%. Di conseguenza, fino a quando il numero dei casi non sarà diminuito e una percentuale maggiore della popolazione non avrà ricevuto i vaccini, dobbiamo ricordare che la vaccinazione non ci consente di interrompere altre importanti misure per prevenire la diffusione del virus SARS-CoV-2. Indossare la mascherina, mantenere la distanza dagli altri, lavarsi spesso le mani ed evitare ambienti interni affollati rimangono strategie cruciali per ridurre il rischio di ammalarsi.

Gli studi che hanno portato alla messa a punto dei vaccini COVID-19 non hanno saltato nessuna delle fasi di verifica dell'efficacia e della sicurezza previste per lo sviluppo di un medicinale, anzi, questi studi hanno visto la partecipazione di un numero assai elevato di persone, circa dieci volte superiore a quello di studi analoghi per lo sviluppo di altri vaccini.

La rapida messa a punto e approvazione si deve alle nuove tecnologie, alle ingenti risorse messe a disposizione in tempi molto rapidi e a un nuovo processo di valutazione da parte delle Agenzie regolatorie, che hanno valutato i risultati man mano che questi venivano ottenuti e non, come si faceva precedentemente, solo quando tutti gli studi erano completati.

Prima della vaccinazione il personale sanitario pone una serie di semplici ma precise domande, utilizzando una scheda standardizzata e valuta se la vaccinazione possa essere effettuata o debba essere rinviata. Con queste domande infatti il personale sanitario può verificare la presenza di controindicazioni o precauzioni particolari.

Le persone che soffrono o hanno sofferto di allergia respiratoria possono vaccinarsi, rimanendo in osservazione, come tutti, per 15 minuti dopo l'iniezione.

L'eventuale trattamento antiallergico in corso non deve essere sospeso. In corso di immunoterapia specifica, il vaccino va somministrato con un intervallo di 48 ore.

Per chi soffre di asma bronchiale persistente grave ben controllato dalla terapia è raccomandata la vaccinazione con osservazione prolungata a 60 minuti. In caso di asma non controllato la somministrazione del vaccino va rinviata fino a quando la situazione clinica non sia di nuovo sotto controllo. Se il controllo dell'asma non viene raggiunto nonostante la terapia ottimale, può essere considerata la vaccinazione in ambiente protetto (ospedaliero) con osservazione per 60 minuti.

Le persone con allergie alimentari possono vaccinarsi rimanendo in osservazione, come tutti, per 15 minuti dopo l'iniezione. Chi ha presentato in precedenza reazioni allergiche gravi (anafilassi) agli alimenti deve rimanere sotto controllo medico per 60 minuti.

Chi ha allergie ai farmaci può vaccinarsi rimanendo in osservazione, come tutti, per 15 minuti dopo l'iniezione. Chi ha presentato in precedenza reazioni allergiche gravi (anafilassi) a farmaci deve rimanere sotto controllo medico per 60 minuti. Le persone con sospetta allergia grave agli eccipienti polietilenglicole (PEG), macrogol, polisorbato, prima di ricevere il vaccino COVID-19 devono essere indirizzate a uno specialista allergologo.

Le persone con una storia di dermatite da contatto possono vaccinarsi.

Sì, i vaccini COVID-19 attualmente in uso non contengono lattice. Tuttavia è necessario informare il centro vaccinale che si è allergici al lattice in modo tale che la vaccinazione venga effettuata con materiale latex free. In caso di reazione allergica grave (anafilassi) da lattice il tempo di osservazione dopo vaccinazione viene prolungato a 60 minuti.

I ragazzi affetti da malattia celiaca possono vaccinarsi, in quanto queste patologie non costituiscono una controindicazione alla vaccinazione.

Sì, suo figlio dovrebbe essere vaccinato indipendentemente dal fatto che abbia già avuto una diagnosi di COVID-19 (tampone positivo). Questo perché non è ancora nota per quanto tempo dura la protezione dopo la guarigione. Se si è avuta l'infezione (tampone positivo):

  • bisogna aspettare 3 mesi prima di effettuare l'unica dose prevista di vaccino
  • sarà sufficiente effettuare una sola dose di vaccino per garantire la massima protezione indipendentemente dai titoli anticorpali rilevati.

Se sono passati più di 6 mesi dalla malattia sarà necessario effettuare due dosi di vaccino COVID-19.

Se sono stati assunti anticorpi monoclonali o plasma convalescente per la terapia del COVID-19, è necessario aspettare 90 giorni prima di effettuare il vaccino COVID-19. Parlate con il vostro medico se non siete sicuri di quali trattamenti avete ricevuto o se avete altre domande su come effettuare un vaccino COVID-19.

Per i soggetti che presentano condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici è raccomandato fare due dosi secondo la schedula vaccinale prevista per i diversi vaccini disponibili.

Nelle persone con infezione da SARS-CoV-2 confermata con tampone dopo la prima dose di vaccino, l'infezione stessa rappresenta un potente stimolo per il sistema immunitario che si somma a quello fornito dalla prima dose di vaccino. Alla luce di questo e del fatto che l'infezione naturale conferisce una risposta immunitaria specifica per il virus, non è indicato somministrare a queste persone la seconda dose vaccinale. La vaccinazione parziale e la successiva infezione non precludono un eventuale richiamo della vaccinazione anti COVID-19 nel futuro, se i dati sulla durata della protezione immunitaria indicheranno questa necessità.